sabato 31 gennaio 2009

Rubato ad Alf, consigliato dagli elfi

C'è un blog bellissimo, di un ragazzo bellissimo.
Mi piace tanto un suo post. Io lo copio e poi scrivo anche la fonte, ma è un post troppo bello per resistere a non rubarlo !



Basta, il senso dello smarrimento generale rimane..ma è necessario prendere parte come diceva Alexander Volkov in “Before the rain”..

Dal 17 febbraio il Kosovo si è dichiarato indipendente: la notizia fluttuava da un pò..ho aspettato qualche giorno..ho letto per bene tutto..articoli sui siti balcanici, sms da Pristina, commenti di esperti italiani e non..ma forse, in fin dei conti, non ne avevo bisogno, e non è una forma di supponenza..è che i Balcani, il Kosovo, ce li ho dentro, mi hanno attraversato e li ho attraversati..stazione per stazione, curva dopo curva, fiume dopo fiume, ne ho assaggiato il sangue e il miele..che in fondo questo sono davvero i Balcani..

Quella che si è compiuta è una pazzia..una pazzia per tutti..ed è un’ennesima ferita ai Balcani..

Una indipendenza dichiarata unilateralmente non esiste, nella logica..non esiste nel diritto internazionale perché tra l’altro ignora l’unica deliberazione, la 1244 dell’ONU, che ha valore.

Ma gli Stati Uniti hanno deciso di appoggiare fortemente questa strada, riconoscendo per primi il nuovo stato, in spregio a qualsiasi norma di responsabilità, sull’onda di calcoli politici ignobili spacciati per amore per la democrazia..un Kosovo indipendente spacca l’Europa (ed infatti già l’ha fatto)e comunque la indebolisce, innestando quell’effetto domino di rivendicazioni di indipendentismi e particolarismi che sono la ricchezza del nostro continente ma anche la debolezza se usati strumentalmente..e così questo consente ad una nazione democraticamente arretrata, economicamente in stallo, che non ottempera a molte prescrizioni internazionali di tipo sociale ed ambientale (sono gli Stati Uniti quelli che ho appena descritto..), di tenere in scacco l’Unione Europea, instabile e con focolai di guerriglia un po’ dovunque, perché questa situazione rende indispensabile a noi europei l’unica cosa in cui loro sono bravi davvero (anche perché ci dedicano quasi il 50% del loro PIL) : fare la guerra.

Qualche esempio, qualche nome che magari a molti non diranno nulla, ma che invece sono nomi di terre piene di storia, di gente, di ricchezze materiali ed immateriali che già si iniziano ad entusiasmare per divenire futuri “Kosova”: Abkhazia, Ossezia, Transdnistria, Catalogna, Euskadi, Cipro, Transilvania, Sangiaccato, e perché no, anche la nostra bellissima e fiera Sardegna..

L’Italia ha prontamente seguito il “Big Brother” yankee nel riconoscimento ignorando secoli di storia comune, ignorando la pericolosità di avvallare uno stato che nasce su una premessa rabbrividente: essere etnicamente “puro”..

La mia parte raziocinante, che cerca di analizzare geopoliticamente le cose, mano a mano che scrivo cede il passo alla parte del cuore..dove i ricordi delle lunghe vesti nere dei monaci ortodossi di Decani o di Pec si fondono con il senso di pace di quei luoghi, e con la fede oltre la paura di fedeli costretti a rischiare la vita per poter dire “gospode podmiluj me”..quei luoghi, le terre kosovare sono inestricabili dedali di storie mischiate di califfati e patriarcati ortodossi, di multi culturalità ed inter religiosità..ho visto il tipico carretto “piatto” serbo guidato da vecchietti col fez..in un’immagine sola 800 anni di storia..

La prima volta a Pristina è stato all’alba di un giorno di inizio estate..aria frizzantina e sole già alto oltre la valle del Rugova..venivo da Tirana, Albania..oltre 12 ore di pullman per fare circa 350 km..in mezzo le colline dilavate e rese brulle da politiche agricole scellerate..strade che avrebbero creato problemi ad un carretto, figurarsi ad un pullman, impervie a causa della incredibile orografia di quella zona (perché d’altronde si dovrebbe chiamare il Paese delle Aquile l’Albania?) ed a causa delle bombe, delle granate, che sul Kosovo occidentale, appena dopo la frontiera di Kukes si sono abbattute con incredibile violenza durante la guerra dell’99..

Il viaggio in pullman è una continua sosta per pausa caffè e sigaretta..bar in villaggi di montagna in cui alle 2 di notte il burek è di casa..c’è freddo anche se è fine giugno..Hamzi è il mio vicino di pullman..al terzo stop iniziamo a parlare..veterano UCK, musulmano blando, Hamzi mi mostra sul videofonino il figlioletto di 4 anni a cui ha già insegnato ad ammazzare e scuoiare i serpenti..ride mentre racconta della famiglia serba che stava scappando in Macedonia e che lui ha ucciso su un ciglio della strada fingendosi un poliziotto serbo..e lì ho capito che non bisogna essere pazzi per uccidere..ma uccidere instilla dentro un virus che fa diventare pazzi..ed in tutto questo mi parla speranzoso di pace per quei posti, di tecnologia informatica ed ultimi gingilli elettronici..ed io penso che i Balcani sono tutto questo..retromarce e accelerazioni furibonde..

Il confine si percepisce, in pochi km hai la sensazione di quanto cambia il paesaggio..e non è cambiato improvvisamente il fronte geologico, ma è semplicemente la differenza percepibile nettamente tra 50 anni di gestione del territorio del regime Hoxha e 50 anni di regime jugoslavo..

Il Kosovo ci saluta con vallate verdi e villaggi ordinati..andando verso Prizren, luogo in cui quasi 100 anni si celebrava la Grande Albania..Hamzi mi saluta dandomi la sua email, dicendomi che se mi serve una guardia del corpo a Pristina lui può darmi una mano..dubito che userò mai quell’indirizzo mail..anche se forse adesso sarebbe curioso chiedergli dove starà festeggiando l’indipendenza..

Girare, vagabondare per Pristina alle 6 di mattina di un sabato estivo non ti dà alcuna insicurezza…solo è un continuo gracchiare di corvi..d’altra parte Kosovo questo significa..forse l’ennesimo sberleffo serbo agli albanesi: quelli che a pochi km di distanza gli “schipettari” chiamano aquile, per i serbi sono innocui corvi..solo che c’è un problema, un campo di corvi da queste parti (“Kosovo Polje”) è stato il posto dove quasi 900 anni fa la Serbia è nata, in un’epica sconfitta contro l’impero ottomano..tra l’altro decisiva per fermare l’avanzata dell’onda araba in Europa..ma questo a chi importa in fin dei conti??

Non è facile trovare una strada a Pristina..è una città inventata..che si riproduce ogni giorno, drogata dagli aiuti umanitari e dalle miriadi di osservatori e paraosservatori internazionali..arrivare al palazzetto rosa della mia amica osservatrice OSCE è un’impresa..ma i kosovari sono tranquilli e disponibili..ci indicano la strada anche quando non la sanno..la inventano per gli ospiti italiani..

Un giorno qualcuno scriverà un libro sui ragazzi dell’OSCE che stazionano nel Kosovo da 5, 6, 7 anni..e sarà un best seller..sarà come spiegare tutto assieme, sarà come James Bond che fa l’amore con una Madre Teresa laica e nasce Kurt Cobain..

La jeep bianca con la scritta blu e la bandiera dell’ONU serve però, per andare a Prizren, al Patriarcato di Pec, al monastero di Decani..

Ed è lì, pensando a quei vespri, nel silenzio che ti parla di un qualcosa che non si può descrivere con le parole, che ho capito..

Kosovo ljubavi moja..

Alf

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